La storia della ferrovia più bella d’Italia

“Così ti trovi a zonzo su un treno immaginario, che rifiuta la lusinga della modernità e marcia morbidamente tra le montagne, adattandosi alle loro forme, facendosi parte di esse. Rispettandole, anche a discapito dell’orologio”. Riccardo Finelli, autore del libro “Coi binari fra le nuvole”, descrive in questo modo le peculiarità della Sulmona-Isernia, la ferrovia più bella d’Italia. La storia di questa linea si perde romanticamente nelle pieghe del tempo. Questa rete venne ideata per collegare la 'capitale del Sud', Napoli, con 'le terre di mezzo' dell’Abruzzo e del Molise. I lavori iniziarono nel 1892 e si conclusero dopo appena cinque anni, rendendo il progetto una delle opere ingegneristiche più mastodontiche del nostro paese. Il tracciato misurava 129 km, raggiungendo pendenze anche del 28% e passando dai 348 metri sul livello del mare di Sulmona ai 1268 di Rivisondoli- Pescocostanzo. La linea, gravemente danneggiata in seguito alla seconda guerra mondiale, venne completamente riattivata nel 1960.

Nel 2011 è stata chiusa definitivamente, ma, grazie all’impegno di cittadini e associazioni, nel 2014 la Fondazione FS ne ha disposto la riapertura come ferrovia storica e l’associazione 'Le rotaie' di Isernia ogni anno ha curato un calendario ricco di eventi.

Le tappe di un viaggio nel tempo

Nell’era dell’Alta Velocità, percorrere questa tratta significa viaggiare 'nell’altra velocità': un elogio alla lentezza, spesso diventata un lusso nella frenesia dei tempi moderni. Le carrozze, costruite fra il 1931 e il 1939, hanno dieci porte per fiancata e i sedili in legno raccontano la storia di un'Italia che si spostava in treno per conoscere e comprendere nuovi orizzonti.

Questo viaggio nel cuore dell’Appennino abruzzese-molisano, tra il Parco Nazionale della Majella e gemme naturalistiche come la riserva del Quarto di Santa Chiara, dopo aver superato il paese di Pettorano sul Gizio, ha come prima tappa la stazione di Campo di Giove a 1071 metri sul livello del mare. Lo sguardo si perde di fronte alla grande altura incorniciata da alberi che sono stati piantati per frenare le valanghe. Il tragitto continua in salita nel cuore del Parco della Majella ed attraversa ampie distese di faggi, minuscoli borghi arroccati sulle colline, immense distese erbose. La seconda tappa è Rivisondoli-Pescocostanzo, che con i suoi 1268 è la seconda stazione più alta d’Italia, dopo quella del Brennero. Un luogo che è diventato “storico” anche per il cinema italiano, perché è stato utilizzato come location del film di Dino Risi, con protagonista Nino Manfredi, “Straziami, ma di baci saziami”, per ricreare la stazione del paesino immaginario di Sacrofante Marche. Da qui il treno si muove in direzione dell’ultima tappa: Isernia. La stazione molisana è la destinazione di arrivo della Transiberiana italiana, da qui è possibile anche fare il percorso a ritroso in direzione di Sulmona e prolungare questo viaggio nel tempo in un’Italia che resiste alla velocità ed elogia la lentezza e la bellezza.

Gli eventi sulle rotaie

La Transiberiana d’Italia vi consentirà di viaggiare nel tempo e nel cuore verde dell’Italia centrale in occasione di eventi speciali organizzati dall’associazione 'Le Rotaie' di Isernia in collaborazione con Fondazione FS. Ogni treno ospita fino a trecentotrenta passeggeri e il biglietto ha un costo di circa 36 euro (dicembre 2018). Il calendario 2019 è ricchissimo e consentirà di scoprire anche le tradizioni culturali abruzzesi e molisane.

La Transiberiana d’Italia, a centoventi anni dalla nascita, continua a far sognare i viaggiatori con il suoi panorami incantati e la magia di un treno 'fuori dal tempo'. Scegliete l’evento più adatto a voi e prenotate il treno per Sulmona, per iniziare il viaggio nella ferrovia più bella del nostro Paese.